Satureja montana

Esistono due specie di santoreggia: la Satureja montana e la Satureja hortensis. La differenza tra le due piante consiste nel fatto che la Satureja hortensis è essenzialmente erbacea, più piccola e di colore verde meno intenso rispetto alla Satureja montana.
Entrambe le santoreggia sono comunque molto utilizzate per le loro proprietà terapeutiche e aromatiche, che sono pressoché uguali: entrambe le specie hanno foglie molto profumate.

Raccolta e conservazione

Le parti della pianta di santoreggia che vengono essenzialmente utilizzate sono rappresentate dalle foglie, che si caratterizzano per avere un aroma estremamente intenso; inoltre, vengono spesso impiegate anche le infiorescenze.
Le foglie della pianta di santoreggia devono essere raccolte nel corso della stagione estiva e durante l'autunno nel caso in cui vengano utilizzate fresche, mentre nel caso in cui vengano essiccate si devono raccogliere nel periodo compreso tra la fine della stagione primaverile e l'inizio della stagione estiva, prima che avvenga la fioritura, in maniera tale che si possa ottenere il massimo dell'aroma, che è forte e leggermente pepato.

Proprietà terapeutiche e benefici

Per preservare le proprietà terapeutiche della santoreggia è consigliabile conservarla a mazzetti e sminuzzarla nel momento in cui si usa.
La santoreggia si utilizza cruda o come infuso per la stanchezza, per i problemi digestivi, le infiammazioni all'apparato intestinale e le bronchiti.
Il decotto di santoreggia aggiunto all'acqua del bagno è ottimo per tonificare, alleviare stanchezza e gonfiore alle caviglie e purificare la pelle. Le proprietà eccitanti della santoreggia vengono esaltate in questo bagno afrodisiaco: si pongono 100 gr di una miscela composta di santoreggia, rosmarino, verbena odorosa e salvia (prese in parti uguali) in un paio di litri di acqua bollente. Dopo aver lasciato in infusione per un quarto d’ora si filtra e si versa nell’acqua del bagno dove ci immergeremo per una ventina di minuti.
L’infuso di santoreggia è un ottimo rimedio naturale perché aiuta la digestione, riduce i dolori gastrici nervosi e le fermentazioni intestinali. Applicato sui capelli rafforza il bulbo pilifero.
Per combattere le rughe si fa un infuso in parti uguali di santoreggia e salvia (4 gr in mezzo litro d’acqua bollente per 10 minuti) e si applica con garze sulla pelle.
Attenzione alla differenza tra infuso e decotto, perché non sono la stessa cosa. L’infuso è ottenuto aggiungendo le parti della pianta dopo aver bollito l’acqua calda, mentre nel decotto la pianta si mette con l’acqua fredda che poi viene fatta bollire.

Curiosità

La Santoreggia, detta anche erba acciuga perché usata, al pari dell'origano, per aromatizzare la pasta di acciughe, ha goduto sin dall'antichità fama di afrodisiaco: il nome, dal termine latino satyrus, significa appunto erba del satiro (personaggio mitologico cui era attribuita dall'immaginazione degli antichi una sensualità precoce ed aggressiva) per via del suo aspetto peloso, che evocava appunto queste figure mitologiche del tempo. I Romani facevano uso di quest'erba mediterranea, dall'intenso profumo, per aromatizzare salse e aceto.
I Greci la dedicavano a Dioniso, capace di far perdere a uomini e donne le inibizioni perché potessero lanciarsi in danze sfrenate e liberatorie. La santoreggia è stata portata nel centro e nord Europa dai monaci benedettini itineranti e nella credenza popolare per molto tempo fu nota come «pianta della felicità». Ai monaci fu però presto proibita sia la coltivazione che l’uso della pianta della felicità, poiché risvegliava e stimolava gli istinti sessuali repressi.
Santa IIdegarda raccomandava comunque la santoreggia quale rimedio contro la gotta, la paralisi e la diarrea.
Nel Rinascimento venne definita 'salsa dei poveri', e nel XVII secolo era consigliata dal medico Pietro d'Argellata, sotto forma di decotto nel vino, per curare le ulcere della bocca.
In epoca moderna ebbe il suo periodo di splendore ai tempi di Luigi XIV, più noto come il re Sole, che pare ne apprezzasse tanto il gusto quanto le virtù.

Uso in cucina

I nostri consigli per ricette sane e gustose

In cucina, per il suo sapore quasi piccante, pungente, viene utilizzata per aromatizzare varie pietanze, che tra l’altro rende più digeribili.
Le foglie vengono usate per dare sapore a piatti di carne e pesce, legumi, salse al pomodoro, torte salate, salsicce, ripieni, salse, marinate, arrosti, minestre e alcune verdure, come cavolini di Bruxelles, verze, fave, fagioli e patate, nella produzione di miele o nella preparazione dei liquori. È inoltre indicata in tutte le ricette che prevedono l’utilizzo del vino.
Non è consigliabile farla cuocere a lungo, meglio aggiungerla a fine cottura.